Perché è meglio evitare di dire “bravo” ad un bambino

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Chi non ha mai esultato con un “bravo” non appena quel piccolo esserino che cresce impara a fare cose nuove e ci stupisce con le sue strabilianti conquiste? O perché si é comportato bene?

Chi non ha mai detto “bravissimo” per un buon voto o per un compito svolto bene?

In molti contesti e situazioni poi, gli adulti usano il “bravo” per condizionare consapevolmente il comportamento dei bambini, si pensi per esempio a scuola.

Ormai usiamo il “bravo” per elogiare continuamente i nostri figli.

Ma dire “bravo” ed elogiare continuamente un bambino non solo è diseducativo, ma anche pericoloso per il suo equilibrio interiore.

Cerchiamo di capire il perché.

Quando un bambino fa qualcosa, sta sperimentando sé stesso, sta imparando e scoprendo passo dopo passo le sue competenze e qualità. A volte sbagliando, a volte invece superando sé stesso.

Se lasciato fare liberamente, la sua soddisfazione più grande risiede proprio nelle sue conquiste e nell’essere riuscito a fare qualcosa da solo e con le sue risorse.

Perché allora l’adulto ha bisogno di dirgli continuamente “bravo” ed elogiarlo quando fa qualcosa o si comporta in un certo modo che apprezza?

Fondamentalmente perché crede che dare un giudizio di questo tipo aiuti il bambino a crescere bene e a sapere sempre come deve comportarsi per essere apprezzato dagli adulti.

Ed é proprio su questo che fa leva l’elogio: il bisogno di sentirsi apprezzati dagli adulti.

Ma un bambino è felice crescendo con questi condizionamenti? Ovviamente no.

Questo perché un bambino a cui viene richiesto di essere “bravo” cercherà in tutti i modi di compiacere gli adulti, perché quel bravo per lui significa essere amato, adeguato, accettato e apprezzato. Sarà sempre insicuro perché dipendente dall’approvazione esterna.

Spesso si crede anche che confermare un’azione con un giudizio come il “bravo” contribuisca a costruire una salda autostima nel bambino. Ma non è così, anzi, è tutto il contrario, proprio perché questo crea nel bambino la credenza che il suo valore dipenda dai risultati ottenuti.

Quasi sempre i genitori sono armati delle più buone intenzioni, ma così facendo non si rendono conto di creare nei figli un’ansia profonda e una spinta inconscia alla competizione.

Il bravo è un giudizio alla persona. Ma affinché un bambino possa crescere sereno ha bisogno di essere accolto nella sua interezza per quello che è e non giudicato per quello che fa o non fa.

Quando diciamo “bravo” a nostro figlio, in realtà gli stiamo dicendo “se ti comporti così, come piace a me, io ti voglio bene e ti apprezzo”. Oppure che vale ed è apprezzato solo perché ha ottenuto un risultato che noi giudichiamo soddisfacente. E questo lo renderà insicuro al punto che crescerà con la paura che se dovesse smettere di essere bravo, o non esserlo per una volta, potrebbe perdere l’amore dei propri genitori. (“Se non sono bravo come i miei genitori vogliono non mi vorranno più bene”, “se non compiaccio i miei genitori perderò la loro stima e il loro affetto”).

Di conseguenza cercherà continuamente accettazione e approvazione per assicurarsi di essere amato.

Non si sentirà mai libero di essere sé stesso e cercherà continuamente il giudizio esterno per fare qualsiasi cosa.

Invece, anziché giudicare, dire “bravo” ed elogiare, possiamo partecipare alle attività e alle conquiste dei nostri figli con vera presenza, sforzandoci di esprimere le nostre vere emozioni anziché usare giudizi inutili che non fanno altro che creare nei nostri figli dei conflitti interiori.

Facciamo in modo che si identifichino con l’essere che giorno dopo giorno scoprono dentro di sé attraverso la loro esperienza e non attraverso le nostre aspettative.

Insegniamogli che ciò che conta è cercare di migliorarsi e non competere per essere i migliori.

Se semplicemente ci esprimiamo su qualcosa che hanno fatto, in modo impersonale, (senza un giudizio di valore sulla persona) i bambini possono imparare meglio ad osservare, correggere e migliorare le cose che fanno senza giudicarsi. Si sentiranno liberi e tranquilli di esplorare il mondo e di sbagliare senza avere paura di essere rifiutati o di valere meno per questo.

I bambini imparano direttamente dalla loro esperienza e si rendono benissimo conto da soli dei loro errori senza che l’adulto li debba giudicare. Così come si rendono conto dei loro successi.

Quello che può essere utile è riflettere insieme, aiutarli a prendere consapevolezza delle conseguenze delle loro azioni.

Nella mia esperienza, alla domanda “cosa rende felice mamma e papà?”, quante volte ho sentito rispondere da un bambino “quando vado bene a scuola”!

So che per molti genitori non è così, che sono felici per il semplice fatto di aver accanto i loro figli, ma quello che spesso passa ai loro bambini attraverso il loro modo di educare è tutt’altra cosa. Questo perché anch’essi sono stati cresciuti attraverso questo tipo di educazione basato sul condizionamento, (“se ti comporti bene mamma e papà sono fieri di te e ti premieranno, altrimenti non meriti nulla”).

Ma non è forse vero che amiamo i nostri figli indipendentemente da tutto?? Certo che si!

Allora facciamoglielo sapere. Facciamo in modo che crescano avendo la certezza di essere amati sempre e comunque.

Non lasciamo che i nostri condizionamenti condizionino anche la loro vita rendendoli costantemente bisognosi di conferme esterne.

Insegniamo ai bambini NON ad essere bravi, ma ad essere capaci di osservarsi e migliorarsi senza giudicarsi.

Insegniamoglielo magari smettendo noi per primi di giudicare noi stessi e di cercare di essere “bravi genitori”.

Ai nostri figli non interessa che siamo bravi, ma che partecipiamo alla loro vita con sentimento e autenticità.

Sono consapevole di quanto tutto ciò possa creare forti resistenze in chi legge, d’altra parte alcune idee sono talmente radicate in noi al punto che le cose nuove sono sempre viste con sospetto e addirittura, per diverso tempo, rifiutate.

Ma se ci fermiamo veramente per riflettere e guardarci dentro, possiamo comprendere da dove veramente arrivano quelle idee e che reale effetto hanno avuto su di noi e che possono avere sui nostri figli.

Mettere in discussione il modo in cui siamo stati cresciuti e il modo in cui stiamo educando i nostri figli non é mai facile. Ma credo nella grande forza di questi bambini e nella loro capacità di mostrarci giorno dopo giorno la via giusta da seguire: la via verso un amore incondizionato e verso una fiducia nel vero potenziale umano.

(Per chi volesse approfondire l’argomento suggerisco “Amarli senza se e senza ma” di Alfie Kohn, un libro molto chiaro e scorrevole che mette bene in luce quanto un’educazione basata sul condizionamento del comportamento (elogi, punizioni, ricompense, rinforzi positivi…) comprometta un sano sviluppo nel bambino. Il suo libro è inoltre supportato da moltissime ricerche a riguardo.)

(Nella foto Kevin ad un anno quanto ha imparato a camminare)

 


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