Mamma, guarda!

Ieri mentre passeggiavo con mio marito e il mio bimbo di 22 mesi, ho osservato una di quelle scene che mi fa sorgere sempre lo stesso pensiero.
Era una giovane mamma che rimproverava il suo bimbo di circa un anno e mezzo perché si era allontanato troppo da lei. Il bimbo camminava tranquillo e sicuro verso la sua meta. La mamma, che prima stava indietro ad osservarlo,  lo ha poi raggiunto e preso in braccio, chiedendogli con un tono seccato come avesse fatto a non rendersi conto di essersi allontanato così tanto. Lo guardava insistente, aspettandosi chissà quale reazione. Intanto lui si agitava tutto contento puntando il ditino verso un divertente pupazzo gonfiabile installato lì a pochi metri che si muoveva nell’aria. Il bimbo voleva condividere la sua gioia con la mamma, la quale invece ha ignorato completamente il momento e la richiesta di condivisione.  La paura di quella mamma e ciò che a priori riteneva giusto in quel momento, hanno prevalso su tutto, offuscando ciò che stava realmente accadendo.
gonfiabileQuesto genere di situazioni mi fa sempre pensare a come siamo insensibili e chiusi verso i bambini, incapaci di metterci nei loro panni e di vedere le cose dal loro punto di vista.
Non ne faccio una colpa a quella mamma, perché sicuramente ha agito come credeva fosse giusto per il suo bambino e per la sua sicurezza, anche se si trovavano in una piazza lontano da evidenti pericoli.

Anni fa anche io ero una mamma inconsapevole di tante cose, poi col tempo, studiando, osservando, e  con un po’ di esperienza in più e la volontà di crescere e capire ho iniziato a mettere in discussione molte cose, in primis le nostre reazioni di fronte alle situazioni.

Con l’arrivo del mio primo figlio ho compreso quanto i nostri vissuti personali e le nostre reazioni emotive condizionino il nostro modo di educare i nostri figli. Nella maggior parte delle situazioni reagiamo in base a come siamo stati cresciuti, alle nostre paure e alle regole che abbiamo accettato e che non abbiamo mai messo in discussione.
Ma se non ci fermiamo mai ad osservare il reale effetto che le nostre reazioni hanno sui nostri figli, rischiamo di non renderci conto degli sbagli che potremmo commettere facendo anche loro del male.

Se la mamma in questione si fosse fermata ad osservare, avrebbe visto che in quel momento il bisogno e l’interesse del suo bambino erano focalizzati sulla situazione che stava vivevo. Quando un bambino si immerge in una situazione e ne rimane profondamente coinvolto, sta apprendendo dall’ambiente qualcosa di importante. Nella sua interiorità registra informazioni, raccoglie immagini, sperimenta sensazioni ed emozioni. Interromperlo significa non solo interferire con questo importante processo interno, ma anche non permettergli di apprendere da situazioni preziose per il suo sviluppo.
Quel bimbo così piccolo non poteva capire che non doveva allontanarsi dalla mamma. La sua necessità in quel momento era esplorare l’ambiente, con la fiducia nella mamma che vegliava su di lui. Invece oltre ad essere stato interrotto, si trovava a non capire perché la mamma fosse arrabbiata,  sentendosi così confuso, insicuro e triste per non aver potuto esprimere e condividere la sua gioia.

Basta osservare per capire.

Di fronte alle situazioni, proviamo quindi a fermarci e chiederci “cosa sta avvenendo in questo momento”? “Cosa sta cercando di comunicarmi mio figlio?”
Cerchiamo di sforzarci di capire il mondo vissuto dal loro punto di vista e rispettarlo. Solo così potremo instaurare con i nostri figli un rapporto di rispetto reciproco e di empatia profonda.

Non ignoriamo il loro mondo e il loro modo di richiamarci a farne parte.


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