Sono arrivati i terrible two!

terrible two

Li chiamano i “terrible two” e le mamme di solito li temono come la peste! Non possono passare inosservati, la loro irruenza sconvolge tutti i presenti!

Ma perché??

Il fatto è che ancora non si guarda nel modo giusto a questa fase tanto importante per il bambino, riducendo le sue manifestazioni a meri capricci o atteggiamenti dispettosi che vogliono appositamente sfidare i genitori.

Niente di più sbagliato!

Il bambino impara dall’ambiente e verso i 18 mesi inizia ad avere la necessità di esplorarlo con più indipendenza per affinare le sue competenze e per fare le esperienze che gli servono per crescere. Se questo viene ostacolato o gli viene impedito metterà in moto tutte le sue forze per protestare e per far capire le sue necessità.

Immaginiamo che qualcuno ci portasse per la prima volta su un altro pianeta in cui per noi tutto è nuovo e bellissimo. Ci sono tante cose che catturano la nostra attenzione e siamo rapiti dalla meraviglia. Nemmeno nei nostri sogni potevano immaginare un mondo così bello e pieno di cose così estremamente attraenti.

Come reagiremmo se gli abitanti di quel pianeta ci dicessero: “ok, puoi stare qui, ma solo qui. Quello non lo puoi toccare e nemmeno quello! Inoltre non puoi fare questo né quello!” Credo che penseremmo “cavolo…proprio le cose più interessanti!” Magari non lo sono, ma per il solo fatto che ci viene proibito, diventano oggetto della nostra curiosità!
E poi…lo abbiamo già visto com’è andata con la storia della mela, dell’albero e tutta la faccenda! Come si fa a rinunciare al frutto proibito più interessante di tutto il creato?

L’essere umano ha in sé in modo innato l’istinto di esplorare e sperimentare, anche a costo di farsi male. Ma è anche da quello che si impara!
Mentre dai divieti che cosa possiamo imparare? Beh, a tirar fuori ancora di più la nostra volontà per esempio, a far valere le nostre necessità e a comprendere dalla nostra personale esperienza che una cosa è bene non farla perché ne abbiamo sperimentato gli effetti indesiderati. Solo allora potremmo dire di essere veramente d’accordo con quel divieto. Ma prima resta solo un limite che non ci permette di vedere cosa c’è oltre, e se non vediamo cosa c’è oltre la nostra visione rimane limitata.
Ma se ci viene proibito con indiscutibile autorità di provare ad andare oltre i divieti, la nostra integrità ne risentirà notevolmente perché rimarremo sottomessi ad una volontà che non è la nostra.
Le regole infatti vengono accettate quando se ne comprende realmente l’utilità.
Non è forse vero che impariamo solo dai nostri errori?

Ora pensiamo ad un bambino di circa due anni. A quell’età inizia a percepirsi sempre più indipendente, competente e in grado di fare le sue esperienze. Sente emergere dalla sua interiorità una volontà sempre più forte che ha esigenza di esprimersi.
Pensiamo già ad un bambino di pochi mesi e alla sua gioia quando riesce a muovere la sua manina, ad afferrare un oggetto o ad aprire la mano per lasciarlo cadere. Quanta volontà già in quei piccoli grandi gesti! Non gli interessa l’oggetto in sé, seppur ha catturato la sua attenzione, ma la competenza che finalmente è riuscito ad esercitare.
Allo stesso modo un bambino di due anni, attratto dagli stimoli dell’ambiente, ha assolutamente necessità di mettere alla prova le sue nuove competenze, di acquisirne di nuove e di apprendere attraverso l’esperienza sé stesso e il mondo che lo circonda.

Ecco perché, quando si sente limitato in questo suo impeto esplorativo, tira fuori tutto il suo armamentario per dire “hey, io sono un individuo come te e ho il diritto di fare le mie esperienze”, “sappi che non voglio!” “non sono per niente d’accordo” “ti prego lasciami provare” o semplicemente “ti dico no solo perché me lo imponi”.

E allora sono urla, pianti disperati e scene circense! Ma quali altri strumenti avrebbe altrimenti a sua disposizione per far capire i suoi bisogni profondi quando gli adulti sembrano non capirli e quando esercitano un potere così forte da annullare qualsiasi volontà appena nata?

Che fare allora quando ci accorgiamo che nostro figlio sta protestando per un limite o per una decisione che non vuole accettare?

Semplice, lo rispettiamo e lo assecondiamo.

Una volta che abbiamo messo la casa in sicurezza e adattato tutti gli spazi, lasciamogli piena libertà di movimento. Assecondiamo i suoi tempi e le sue preferenze.
Anche fuori casa cerchiamo di fidarci di più delle sue competenze e di lasciare che possa sperimentare il più possibile. Anche cadere, bagnarsi o sporcarsi è educativo.
Se invece avvertiamo situazioni di reale pericolo allora anziché imporci con la nostra forza, proviamo a distrarlo verso un altro interesse.

Qualcuno potrebbe obiettare che così si diventa schiavi dei loro capricci e che va a finire che poi a casa comandano loro.

Ecco come pensano gli adulti! Ma non i bambini!

Innanzitutto c’è da sottolineare che i capricci non esistono ma sono comportamenti che il bambino mette in atto per far comprendere i suoi bisogni inascoltati.
Il bambino si oppone alla volontà dell’adulto perché spesso questa tende a schiacciarlo in una lotta di potere senza via d’uscita.
Inoltre se si andasse più a fondo nel comprendere la natura del bambino si capirebbe che la sua intenzione non è per niente quella di fare il piccolo dittatore. Il bambino per natura è collaborativo, ubbidiente, disciplinato. Ha solo bisogno di essere rispettato, che l’adulto si fidi di lui e che lasci spazio e libertà alla sua necessità di indipendenza.

La lotta che si crea tra il bambino e l’adulto genera un conflitto di potere. Un potere che di solito appunto l’adulto vuole esercitare sul bambino. Il pericolo di questo conflitto è che spingerà il bambino a ribellarsi sempre di più, a non avere fiducia nella leadership dell’adulto e ad essere meno consapevole dei sui limiti. Questo proprio perché non c’è equilibrio tra le parti ma un abuso di autorità da parte dell’adulto che invece dovrebbe essere un custode e non un carceriere autoritario.

Non impuntiamoci quindi se non vuole mettere la giacca, mangiare, venir via dal parco, farsi cambiare o se c’è un “no!” per ogni cosa.

Anticipiamo il più possibile le nostre intenzioni così che il bambino non si senta “spiazzato” improvvisamente dalle nostre decisioni. Così avrà più tempo di prepararsi alla nuova situazione e ai cambiamenti.

Diamogli anche sempre una scelta tra almeno due opzioni, affinché non si senta obbligato. Così lo aiuteremo anche a prendere delle decisioni e a sentirsi più responsabile e ad alimentare un rapporto di reciproca fiducia.

Quando un bambino arriva per esempio a piangere disperato, urlare o buttarsi a terra è perché si è già oltrepassata una soglia, si è cioè creata una marcata incomprensione tra adulto e bambino che ha messo quest’ultimo in una condizione di urgente bisogno e di stress.
Appare evidente quindi quanto inutile e dannoso possa essere reagire ignorandolo, sgridandolo o punendolo.
Nel primo caso il bambino percepirà ancora di più che i suoi bisogni non sono degni di ascolto e che non può fidarsi dell’adulto e delle sue cure.
Sgridarlo e punirlo invece sarà il modo migliore di crescere un bambino aggressivo, violento e incapace di gestire le situazioni in modo adeguato.

Non è certo semplice gestire un bambino in questa fase, ma proprio perché pensiamo di doverlo gestire anziché rispettare, e questo richiede un notevole sforzo sia a noi che a lui.

Proviamo a metterci di più nei suoi panni, a partecipare con più comprensione al suo vissuto. Ascoltiamo con attenzione quello che ogni suo comportamento ci vuole dire, partendo dal presupposto che non vuole per forza sfidarci, ma semplicemente dire la sua.
Rispettiamo quel piccolo grande individuo che si sta manifestando e scegliamo di partecipare con amore ed empatia a questo grande lavoro. Infondo, non ci chiede altro.


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